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11 luglio 2026 · 4 min di lettura

Le ostetriche indigene non devono essere escluse: il dibattito nato a Lisbona ci riguarda tutti

Le ostetriche indigene non devono essere escluse: il dibattito nato a Lisbona ci riguarda tutti

A giugno, durante il Congresso dell'International Confederation of Midwives (ICM) tenutosi a Lisbona, una decisione ha acceso un dibattito destinato ad andare ben oltre il mondo dell'ostetricia. L'ICM ha infatti sospeso temporaneamente la Position Statement on Partnership Between Indigenous and Non-Indigenous Midwives, il documento pubblicato nel 2021 che riconosceva il valore della collaborazione tra ostetriche indigene e ostetriche formate nei sistemi accademici. Secondo l'organizzazione, la sospensione servirà a rivedere il testo affinché sia coerente con la definizione internazionale di ostetrica professionista. Per molte organizzazioni indigene, però, questa scelta rappresenta un passo indietro e la perdita di uno dei pochi riconoscimenti ufficiali del loro ruolo.

Al di là delle diverse interpretazioni, questa vicenda ci invita a porci una domanda più ampia: chi decide quale conoscenza ha valore? È una questione che riguarda certamente l'ostetricia, ma anche il modo in cui costruiamo i sistemi sanitari, il rapporto tra scienza e tradizione e il valore che attribuiamo ai saperi nati al di fuori delle istituzioni accademiche.

La nascita esiste da molto prima degli ospedali

Per gran parte della storia dell'umanità, la nascita è avvenuta senza ospedali, monitor fetali o università. Le donne venivano accompagnate da altre donne che avevano imparato osservando centinaia di parti, ricevendo insegnamenti dalle generazioni precedenti e sviluppando la propria esperienza nel tempo. Era una conoscenza costruita attraverso l'osservazione, la pratica e la relazione con la comunità, più che attraverso testi o percorsi formativi formalizzati.

Ancora oggi, in molte parti del mondo, le ostetriche indigene continuano a svolgere questo ruolo. Accompagnano la gravidanza, il parto, il puerperio e l'allattamento, conoscendo non solo la fisiologia della nascita, ma anche la lingua, la cultura e il contesto sociale delle donne che assistono. Il fatto che questo sapere non sia nato all'interno dell'università non significa, di per sé, che sia privo di valore.

Tradizione e medicina non sono opposti

Di fronte a questo tema è facile cadere in due estremi. Da una parte c'è chi considera ogni pratica tradizionale come superata e incompatibile con la medicina moderna; dall'altra chi tende a idealizzare qualsiasi conoscenza indigena semplicemente perché antica. Nessuna delle due posizioni aiuta davvero a comprendere la complessità della questione.

La medicina moderna ha ridotto in modo straordinario la mortalità materna e neonatale grazie alla ricerca scientifica, alla chirurgia, agli antibiotici, alle trasfusioni, alla terapia intensiva e alla formazione professionale. Sarebbe irresponsabile negarlo. Allo stesso tempo, non tutte le pratiche tradizionali meritano di essere preservate: alcune, come le mutilazioni genitali femminili, rappresentano una grave violazione dei diritti umani. Ogni pratica, indipendentemente dalla sua origine, dovrebbe essere valutata sulla base della sicurezza, delle evidenze disponibili e del rispetto della dignità della persona.

Quando le ostetriche indigene sono il sistema sanitario

Spesso affrontiamo questo dibattito immaginando una scelta tra ospedale e assistenza tradizionale. Per milioni di donne, però, questa scelta semplicemente non esiste. In molte aree rurali dell'America Latina, dell'Africa, dell'Asia e dell'Oceania, il centro sanitario più vicino può trovarsi a molte ore di distanza e le infrastrutture rendono difficile raggiungerlo in tempo.

In questi contesti le ostetriche indigene non rappresentano un'alternativa al sistema sanitario: sono il sistema sanitario disponibile. Sono le prime a riconoscere una complicazione, le persone di cui la comunità si fida e, spesso, il collegamento con i servizi ospedalieri quando questi sono accessibili. Escluderle senza costruire percorsi di collaborazione rischia di aumentare la vulnerabilità delle donne, anziché migliorarne la sicurezza.

Costruire ponti

Forse la vera domanda non è se scegliere tra medicina moderna e sapere tradizionale, ma come permettere a questi due mondi di dialogare. Esistono già esperienze in diversi Paesi che dimostrano come la collaborazione sia possibile: programmi di formazione reciproca, sistemi di riferimento agli ospedali in caso di complicazioni e percorsi condivisi tra ostetriche professioniste e levatrici tradizionali. La medicina moderna offre strumenti indispensabili per affrontare le emergenze; le ostetriche indigene offrono continuità assistenziale, conoscenza del territorio e competenza culturale. Invece di considerarle realtà incompatibili, potremmo iniziare a vederle come risorse complementari.

Il dibattito nato a Lisbona, in fondo, non riguarda soltanto una categoria professionale. Ci invita a riflettere sul significato stesso della parola conoscenza. Possiamo continuare a difendere standard professionali elevati senza cancellare chi accompagna la nascita da generazioni. Possiamo investire nella ricerca scientifica senza smettere di ascoltare le comunità. Forse il futuro dell'assistenza alla nascita non sta nello scegliere tra tradizione e scienza, ma nel costruire ponti che permettano a entrambe di collaborare, nel rispetto della sicurezza, della dignità delle donne e della ricchezza delle diverse culture.

Bibliografia

  • Davis-Floyd, R. (2003). Birth as an American Rite of Passage (2nd ed.). University of California Press.

  • Davis-Floyd, R., & Sargent, C. F. (Eds.). (1997). Childbirth and Authoritative Knowledge: Cross-Cultural Perspectives. University of California Press.

  • International Confederation of Midwives. (2021). Position Statement on Partnership Between Indigenous and Non-Indigenous Midwives.

  • International Confederation of Midwives. (2024). International Definition and Scope of Practice of the Midwife. https://internationalmidwives.org

  • International Confederation of Midwives. (2026, 17 giugno). Statement on the Temporary Suspension of the Position Statement on Partnership Between Indigenous and Non-Indigenous Midwives.

  • Jordan, B. (1993). Birth in Four Cultures: A Cross-Cultural Investigation of Childbirth in Yucatan, Holland, Sweden, and the United States (4th ed.). Waveland Press.

  • United Nations Population Fund. (2021). The State of the World's Midwifery 2021.

  • World Health Organization. (2018). WHO Recommendations: Intrapartum Care for a Positive Childbirth Experience.


Fonte dell'immagine

  • González Chavajay, P. R. (1996). La Comadrona (The Midwife). Olio su tela, 20 × 28 in. Helen Moran Collection, Artemaya.

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